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Dante Alighieri, Divina Commedia, 1321

concordanze di «a»

nautoretestoannoconcordanza
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1321
la venenosa forca ¶ ch'a guisa di scorpion la
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via un poco insino a quella ¶ bestia malvagia che
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si corca». ¶ Però scendemmo a la destra mammella, ¶ e
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fiammella. ¶ E quando noi a lei venuti semo, ¶ poco
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con le mani ¶ quando a' vapori, e quando al
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Poi che nel viso a certi li occhi porsi
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accorsi ¶ che dal collo a ciascun pendea una tasca
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fiero animale, ¶ e disse a me: «Or sie forte
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rezzo, ¶ tal divenn' io a le parole porte; ¶ ma
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sue minacce, ¶ che innanzi a buon segnor fa servo
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al tutto si sentì a gioco, ¶ là 'v' era
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le branche l'aere a sé raccolse. ¶ Maggior paura
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cera, ¶ gridando il padre a lui «Mala via tieni
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fu' io più timido a lo stoscio, ¶ però ch
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facean quelli; ¶ e come a tai fortezze da' lor
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fortezze da' lor sogli ¶ a la ripa di fuor
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e 'l poeta ¶ tenne a sinistra, e io dietro
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io dietro mi mossi. ¶ A la man destra vidi
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per lo ponte ¶ hanno a passar la gente modo
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l castello e vanno a Santo Pietro, ¶ da l
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lor levar le berze ¶ a le prime percosse! già
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digiuno». ¶ Per ch'ïo a figurarlo i piedi affissi
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tu che l'occhio a terra gette, ¶ se le
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Ma che ti mena a sì pungenti salse?». ¶ Ed
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pungenti salse?». ¶ Ed elli a me: «Mal volontier lo
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che la Ghisolabella ¶ condussi a far la voglia del
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non son ora apprese ¶ a dicer 'sipa' tra Sàvena
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fede o testimonio, ¶ rècati a mente il nostro avaro
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quel salimmo; ¶ e vòlti a destra su per la
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sotto per dar passo a li sferzati, ¶ lo duca
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tutti li maschi loro a morte dienno. ¶ Ivi con
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gravida, soletta; ¶ tal colpa a tal martiro lui condanna
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non ci basta ¶ loco a veder sanza montare al
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altri brutti?». ¶ E io a lui: «Perché, se ben
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pene che sono concedute a coloro che seguitano il
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bolgia state. ¶ Già eravamo, a la seguente tomba, ¶ montati
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in quella parte ¶ ch'a punto sovra mezzo 'l
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Fuor de la bocca a ciascun soperchiava ¶ d'un
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stava. ¶ Le piante erano a tutti accese intrambe; ¶ per
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era lì dai calcagni a le punte. ¶ «Chi è
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fiamma succia?». ¶ Ed elli a me: «Se tu vuo
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m'è bel, quanto a te piace: ¶ tu se
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quarto; ¶ volgemmo e discendemmo a mano stanca ¶ là giù
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pal commessa», ¶ comincia' io a dir, «se puoi, fa
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qual non temesti tòrre a 'nganno ¶ la bella donna
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e io rispuosi come a me fu imposto. ¶ Per
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mi disse: «Dunque che a me richiedi? ¶ Se di
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ne' Maccabei; e come a quel fu molle ¶ suo
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questo vivagno?». ¶ Ed elli a me: «Tu sai che
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sie venuto molto, ¶ pur a sinistra, giù calando al
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dove vanno l'anime a lavarsi ¶ quando la colpa
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fa che di retro a me vegne: ¶ li margini
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Carentana il caldo senta: ¶ a tale imagine eran fatti
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quando 'l suo braccio a me distese, ¶ ficcaï li
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e chinando la mano a la sua faccia, ¶ rispuosi
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asseggia, ¶ faròl, se piace a costui che vo seco
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oltre: i' ti verrò a' panni; ¶ e poi rigiugnerò
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in quella, ¶ e reducemi a ca per questo calle
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questo calle». ¶ Ed elli a me: «Se tu segui
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stella, ¶ non puoi fallire a glorïoso porto, ¶ se ben
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morto, ¶ veggendo il cielo a te così benigno, ¶ dato
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benigno, ¶ dato t'avrei a l'opera conforto. ¶ Ma
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corso scrivo, ¶ e serbolo a chiosar con altro testo
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chiosar con altro testo ¶ a donna che saprà, s
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donna che saprà, s'a lei arrivo. ¶ Tanto vogl
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non mi garra, ¶ ch'a la Fortuna, come vuol
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presto. ¶ Non è nuova a li orecchi miei tal
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più sommi. ¶ Ed elli a me: «Saper d'alcuno
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l tempo saria corto a tanto suono. ¶ In somma
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di coloro ¶ che corrono a Verona il drappo verde
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l'altro giro, ¶ simile a quel che l'arnie
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gridava: ¶ «Sòstati tu ch'a l'abito ne sembri
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i' me ne rimembri. ¶ A le lor grida il
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e «Or aspetta», ¶ disse, «a costor si vuole esser
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dicerei ¶ che meglio stesse a te che a lor
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stesse a te che a lor la fretta». ¶ Ricominciar
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antico verso; e quando a noi fuor giunti, ¶ fenno
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ciascuno il visaggio ¶ drizzava a me, sì che 'n
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il tuo animo pieghi ¶ a dirne chi tu se
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per dolci pomi ¶ promessi a me per lo verace
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te se sì parli a tua posta! ¶ Però, se
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luoghi bui ¶ e torni a riveder le belle stelle
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fa che di noi a la gente favelle». ¶ Indi
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rupper la rota, e a fuggirsi ¶ ali sembiar le
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che per parlar saremmo a pena uditi. ¶ Come quel
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nel basso letto, ¶ e a Forlì di quel nome
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volta ¶ prender la lonza a la pelle dipinta. ¶ Poscia
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m'avea comandato, ¶ porsila a lui aggroppata e ravvolta
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uomini esser dienno ¶ presso a color che non veggion
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col senno! ¶ El disse a me: «Tosto verrà di
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viso si scovra». ¶ Sempre a quel ver c'ha
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che va giuso ¶ talora a solver l'àncora ch
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cominciò lo mio duca a parlarmi; ¶ e accennolle che
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e accennolle che venisse a proda, ¶ vicino al fin
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imposte. ¶ Come talvolta stanno a riva i burchi, ¶ che
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lo bivero s'assetta a far sua guerra, ¶ così
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a cui noi siamo a provo, ¶ e che ne
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destra poppa, ¶ e disse a Nesso: «Torna, e sì
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una gente che 'nfino a la gola ¶ parea che
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Colui fesse in grembo a Dio ¶ lo cor che
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assai riconobb' io. ¶ Così a più a più si
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io. ¶ Così a più a più si facea basso
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che da quest' altra a più a più giù
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quest' altra a più a più giù prema ¶ lo
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che col bollor diserra, ¶ a Rinier da Corneto, a
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a Rinier da Corneto, a Rinier Pazzo, ¶ che fecero
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Rinier Pazzo, ¶ che fecero a le strade tanta guerra
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secondo girone», ¶ mi cominciò a dire, «e sarai mentre
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di sangue bruno, ¶ ricominciò a dir: «Perché mi scerpi
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indurlo ad ovra ch'a me stesso pesa. ¶ Ma
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perch' ïo un poco a ragionar m'inveschi. ¶ Io
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tace», ¶ disse 'l poeta a me, «non perder l
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ma parla, e chiedi a lui, se più ti
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ti piace». ¶ Ond' ïo a lui: «Domandal tu ancora
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quel che credi ch'a me satisfaccia; ¶ ch'i
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voce: ¶ «Brievemente sarà risposto a voi. ¶ Quando si parte
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disvelta, ¶ Minòs la manda a la settima foce. ¶ Cade
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un romor sorpresi, ¶ similemente a colui che venire ¶ sente
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porco e la caccia a la sua posta, ¶ ch
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accorte ¶ le gambe tue a le giostre dal Toppo
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un groppo. ¶ Di rietro a loro era la selva
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denti, ¶ e quel dilaceraro a brano a brano; ¶ poi
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quel dilaceraro a brano a brano; ¶ poi sen portar
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doloroso sermo?». ¶ Ed elli a noi: «O anime che
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anime che giunte ¶ siete a veder lo strazio disonesto
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indarno. ¶ Io fei gibetto a me de le mie
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sparte ¶ e rende'le a colui, ch'era già
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di giustizia orribil arte. ¶ A ben manifestar le cose
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quivi fermammo i passi a randa a randa. ¶ Lo
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i passi a randa a randa. ¶ Lo spazzo era
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ciò che fu manifesto a li occhi mei! ¶ D
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stuolo ¶ fiamme cadere infino a terra salde, ¶ per ch
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per ch'ei provide a scalpitar lo suolo ¶ con
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com' esca ¶ sotto focile, a doppiar lo dolore. ¶ Sanza
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che ' demon duri ¶ ch'a l'intrar de la
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elli stanchi li altri a muta a muta ¶ in
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li altri a muta a muta ¶ in Mongibello a
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a muta ¶ in Mongibello a la focina negra, ¶ chiamando
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sì com' el fece a la pugna di Flegra
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compito». ¶ Poi si rivolse a me con miglior labbia
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porta ¶ lo cui sogliare a nessuno è negato, ¶ cosa
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è di rame infino a la forcata; ¶ da indi
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si conta». ¶ E io a lui: «Se 'l presente
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perché ci appar pur a questo vivagno?». ¶ Ed elli
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duca, non tegno riposto ¶ a te mio cuor se
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hai non pur mo a ciò disposto». ¶ «O Tosco
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quella nobil patrïa natio, ¶ a la qual forse fui
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com' avesse l'inferno a gran dispitto. ¶ E l
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pinser tra le sepulture a lui, ¶ dicendo: «Le parole
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disse: «Fieramente furo avversi ¶ a me e a miei
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1321
avversi ¶ a me e a miei primi e a
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1321
a miei primi e a mia parte, ¶ sì che
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quell' arte». ¶ Allor surse a la vista scoperchiata ¶ un
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1321
è teco?». ¶ E io a lui: «Da me stesso
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cui Guido vostro ebbe a disdegno». ¶ Le sue parole
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ch'io facëa dinanzi a la risposta, ¶ supin ricadde
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Ma quell' altro magnanimo, a cui posta ¶ restato m
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è sì empio ¶ incontr' a' miei in ciascuna sua
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sua legge?». ¶ Ond' io a lui: «Lo strazio e
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sospirando il capo mosso, ¶ «A ciò non fu' io
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colui che la difesi a viso aperto». ¶ «Deh, se
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dissi: «Or direte dunque a quel caduto ¶ che 'l
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s'i' fui, dianzi, a la risposta muto, ¶ fate
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volsi i passi, ripensando ¶ a quel parlar che mi
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il vïaggio». ¶ Appresso mosse a man sinistra il piede
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per un sentier ch'a una valle fiede, ¶ che
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Ed elli: «Vedi ch'a ciò penso». ¶ «Figliuol mio
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cotesti sassi», ¶ cominciò poi a dir, «son tre cerchietti
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proprio male, ¶ più spiace a Dio; e però stan
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perché si fa forza a tre persone, ¶ in tre
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è distinto e costrutto. ¶ A Dio, a sé, al
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e costrutto. ¶ A Dio, a sé, al prossimo si
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li ha, perché sono a tal foggia?». ¶ Ed elli
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1321
tal foggia?». ¶ Ed elli a me «Perché tanto delira
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1321
questa sentenza, ¶ e rechiti a la mente chi son
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solvi». ¶ «Filosofia», mi disse, «a chi la 'ntende, ¶ nota
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sì che vostr' arte a Dio quasi è nepote
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se tu ti rechi a mente ¶ lo Genesì dal
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Era lo loco ov' a scender la riva ¶ venimmo
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ch'alcuna via darebbe a chi sù fosse: ¶ cotal
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disse: «Tu pensi ¶ forse a questa ruina, ch'è
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la gran preda ¶ levò a Dite del cerchio superno
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Ma ficca li occhi a valle, ché s'approccia
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solien nel mondo andare a caccia. ¶ Veggendoci calar, ciascun
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un gridò da lungi: «A qual martiro ¶ venite voi
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La risposta ¶ farem noi a Chirón costà di presso
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Dintorno al fosso vanno a mille a mille, ¶ saettando
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fosso vanno a mille a mille, ¶ saettando qual anima
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sortille». ¶ Noi ci appressammo a quelle fiere isnelle: ¶ Chirón
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la barba in dietro a le mascelle. ¶ Quando s
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la gran bocca, ¶ disse a' compagni: «Siete voi accorti
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danne un de' tuoi, a cui noi siamo a
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1321
co' denti a brano a brano. ¶ Lo buon maestro
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con li occhi vòlti a chi del fango ingozza
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Stige e del pervenire a la città d'inferno
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nostri n'andar suso a la cima ¶ per due
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render cenno, ¶ tanto ch'a pena il potea l
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1321
l fenno?». ¶ Ed elli a me: «Su per le
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1321
Flegïàs, Flegïàs, tu gridi a vòto», ¶ disse lo mio
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1321
disse lo mio segnore, «a questa volta: ¶ più non
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1321
anzi ora?». ¶ E io a lui: «S'i' vegno
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1321
che piango». ¶ E io a lui: «Con piangere e
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del lago». ¶ Ed elli a me: «Avante che la
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1321
strazio ¶ far di costui a le fangose genti, ¶ che
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1321
ne ringrazio. ¶ Tutti gridavano: «A Filippo Argenti!»; ¶ e 'l
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Noi pur giugnemmo dentro a l'alte fosse ¶ che
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non potti quello ch'a lor porse; ¶ ma ei
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1321
guari, ¶ che ciascun dentro a pruova si ricorse. ¶ Chiuser
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fuor rimase ¶ e rivolsesi a me con passi rari
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passi rari. ¶ Li occhi a la terra e le
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le dolenti case!». ¶ E a me disse: «Tu, perch
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la prova, ¶ qual ch'a la difension dentro s
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1321
ché già l'usaro a men segreta porta, ¶ la
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1321
in questo canto Virgilio a Dante una questione, e
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1321
occhio nol potea menare a lunga ¶ per l'aere
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1321
la nebbia folta. ¶ «Pur a noi converrà vincer la
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offerse. ¶ Oh quanto tarda a me ch'altri qui
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venne, ¶ che fur parole a le prime diverse; ¶ ma
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la parola tronca ¶ forse a peggior sentenzia che non
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che richiamava l'ombre a' corpi sui. ¶ Di poco
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1321
mi fece intrar dentr' a quel muro, ¶ per trarne
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1321
ma non l'ho a mente; ¶ però che l
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1321
ver' l'alta torre a la cima rovente, ¶ dove
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1321
nel mezzo»; e tacque a tanto. ¶ Con l'unghie
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1321
ciascuna il petto; ¶ battiensi a palme e gridavan sì
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1321
e non si tenne a le mie mani, ¶ che
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Come le rane innanzi a la nimica ¶ biscia per
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dileguan tutte, ¶ fin ch'a la terra ciascuna s
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pien di disdegno! ¶ Venne a la porta e con
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s'alletta? ¶ Perché recalcitrate a quella voglia ¶ a cui
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recalcitrate a quella voglia ¶ a cui non puote il
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e non fé motto a noi, ma fé sembiante
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Rodano stagna, ¶ sì com' a Pola, presso del Carnaro
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1321
sospiri dolenti?». ¶ E quelli a me: «Qui son li
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1321
caldi». ¶ E poi ch'a la man destra si
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1321
di quelle che avvennero a Dante, e solve una
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mi volvi», cominciai, «com' a te piace, ¶ parlami, e
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piace, ¶ parlami, e sodisfammi a' miei disiri. ¶ La gente
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1321
guardia face». ¶ E quelli a me: «Tutti saran serrati
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1321
corpo morta fanno. ¶ Però a la dimanda che mi
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1321
passo!». ¶ Poi mi rivolsi a loro e parla' io
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Francesca, i tuoi martìri ¶ a lagrimar mi fanno tristo
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1321
d'i dolci sospiri, ¶ a che e come concedette
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1321
dubbiosi disiri?». ¶ E quella a me: «Nessun maggior dolore
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1321
tuo dottore. ¶ Ma s'a conoscer la prima radice
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1321
di predicere più cose a divenire a la città
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più cose a divenire a la città di Fiorenza
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che si chiuse ¶ dinanzi a la pietà d'i
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1321
un de' lati fanno a l'altro schermo; ¶ volgonsi
250
1321
pugna ¶ la gittò dentro a le bramose canne. ¶ Qual
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1321
pasto morde, ¶ ché solo a divorarlo intende e pugna
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1321
fuor d'una ch'a seder si levò, ratto
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1321
disfatto, fatto». ¶ E io a lui: «L'angoscia che
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1321
sì spiacente». ¶ Ed elli a me: «La tua città
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gola, ¶ come tu vedi, a la pioggia mi fiacco
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1321
sola, ¶ ché tutte queste a simil pena stanno ¶ per
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mi pesa sì, ch'a lagrimar mi 'nvita; ¶ ma
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dimmi, se tu sai, a che verranno ¶ li cittadin
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discordia assalita». ¶ E quelli a me: «Dopo lunga tencione
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1321
lagrimabil suono. ¶ E io a lui: «Ancor vo' che
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1321
e li altri ch'a ben far puoser li
262
1321
dolce mondo, ¶ priegoti ch'a la mente altrui mi
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1321
testa: ¶ cadde con essa a par de li altri
264
1321
E 'l duca disse a me: «Più non si
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1321
e de la pioggia, a passi lenti, ¶ toccando un
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1321
sì cocenti?». ¶ Ed elli a me: «Ritorna a tua
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1321
elli a me: «Ritorna a tua scïenza, ¶ che vuol
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1321
essere aspetta». ¶ Noi aggirammo a tondo quella strada, ¶ parlando
269
1321
roccia». ¶ Poi si rivolse a quella 'nfiata labbia, ¶ e
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1321
alber fiacca, ¶ tal cadde a terra la fiera crudele
271
1321
si rivolgea ciascun, voltando a retro, ¶ gridando: «Perché tieni
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tetro ¶ da ogne mano a l'opposito punto, ¶ gridandosi
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lo suo mezzo cerchio a l'altra giostra. ¶ E
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1321
fuor cherci ¶ questi chercuti a la sinistra nostra». ¶ Ed
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1321
sinistra nostra». ¶ Ed elli a me: «Tutti quanti fuor
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l'abbaia, ¶ quando vegnono a' due punti del cerchio
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cotesti mali». ¶ Ed elli a me: «Vano pensiero aduni
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bruni. ¶ In etterno verranno a li due cozzi: ¶ questi
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tolto loro, e posti a questa zuffa: ¶ qual ella
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ben che son commessi a la fortuna, ¶ per che
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tra branche?». ¶ E quelli a me: «Oh creature sciocche
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igualmente la luce. ¶ Similemente a li splendor mondani ¶ ordinò
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e duce ¶ che permutasse a tempo li ben vani
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saver non ha contasto a lei: ¶ questa provede, giudica
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dar lode, ¶ dandole biasmo a torto e mala voce
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gode. ¶ Or discendiamo omai a maggior pieta; ¶ già ogne
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Noi ricidemmo il cerchio a l'altra riva ¶ sovr
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piedi, ¶ troncandosi co' denti a brano a brano. ¶ Lo
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ribelli ¶ né fur fedeli a Dio, ma per sé
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che è tanto greve ¶ a lor che lamentar li
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setta d'i cattivi, ¶ a Dio spiacenti e a
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a Dio spiacenti e a' nemici sui. ¶ Questi sciaurati
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che, mischiato di lagrime, a' lor piedi ¶ da fastidiosi
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ricolto. ¶ E poi ch'a riguardar oltre mi diedi
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mi diedi, ¶ vidi genti a la riva d'un
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fioco lume». ¶ Ed elli a me: «Le cose ti
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antico pelo, ¶ gridando: «Guai a voi, anime prave! ¶ Non
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i' vegno per menarvi a l'altra riva ¶ ne
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per altri porti ¶ verrai a piaggia, non qui, per
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livida palude, ¶ che 'ntorno a li occhi avea di
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quante insieme, ¶ forte piangendo, a la riva malvagia ¶ ch
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che 'l ramo ¶ vede a la terra tutte le
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paese; ¶ e pronti sono a trapassar lo rio, ¶ ché
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per ficcar lo viso a fondo, ¶ io non vi
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esser conforto?». ¶ Ed elli a me: «L'angoscia de
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viri. ¶ Lo buon maestro a me: «Tu non dimandi
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cristianesmo, ¶ non adorar debitamente a Dio: ¶ e di questi
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li diparte?». ¶ E quelli a me: «L'onrata nominanza
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vidi quattro grand' ombre a noi venire: ¶ sembianz' avevan
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Lo buon maestro cominciò a dire: ¶ «Mira colui con
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ragionato insieme alquanto, ¶ volsersi a me con salutevol cenno
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senno. ¶ Così andammo infino a la lumera, ¶ parlando cose
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e Platone, ¶ che 'nnanzi a li altri più presso
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Democrito che 'l mondo a caso pone, ¶ Dïogenès, Anassagora
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posso ritrar di tutti a pieno, ¶ però che sì
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più dolor, che punge a guaio. ¶ Stavvi Minòs orribilmente
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sia messa. ¶ Sempre dinanzi a lui ne stanno molte
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ne stanno molte: ¶ vanno a vicenda ciascuna al giudizio
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doloroso ospizio», ¶ disse Minòs a me quando mi vide
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E 'l duca mio a lui: «Perché pur gride
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incomincian le dolenti note ¶ a farmisi sentire; or son
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molesta. ¶ Quando giungon davanti a la ruina, ¶ quivi le
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virtù divina. ¶ Intesi ch'a così fatto tormento ¶ enno
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ali ¶ nel freddo tempo, a schiera larga e piena
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imperadrice di molte favelle. ¶ A vizio di lussuria fu
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si legge ¶ che succedette a Nino e fu sua
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ombre mostrommi e nominommi a dito, ¶ ch'amor di
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cominciai: «Poeta, volontieri ¶ parlerei a quei due che 'nsieme
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esser leggieri». ¶ Ed elli a me: «Vedrai quando saranno
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quando saranno ¶ più presso a noi; e tu allor
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tosto come il vento a noi li piega, ¶ mossi
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O anime affannate, ¶ venite a noi parlar, s'altri
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schiera ov' è Dido, ¶ a noi venendo per l
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noi udiremo e parleremo a voi, ¶ mentre che 'l
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m'offende. ¶ Amor, ch'a nullo amato amar perdona
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morte. ¶ Caina attende chi a vita ci spense». ¶ Queste
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l'auttore fa proemio a tutta l'opera.] ¶ Nel
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era smarrita. ¶ Ahi quanto a dir qual era è
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era pien di sonno a quel punto ¶ che la
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uscito fuor del pelago a la riva, ¶ si volge
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la riva, ¶ si volge a l'acqua perigliosa e
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ancor fuggiva, ¶ si volse a retro a rimirar lo
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si volse a retro a rimirar lo passo ¶ che
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cose belle; ¶ sì ch'a bene sperar m'era
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cagione ¶ di quella fiera a la gaetta pelle ¶ l
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pace, ¶ che, venendomi 'ncontro, a poco a poco ¶ mi
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venendomi 'ncontro, a poco a poco ¶ mi ripigneva là
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in basso loco, ¶ dinanzi a li occhi mi si
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Miserere di me», gridai a lui, ¶ «qual che tu
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fosse tardi, ¶ e vissi a Roma sotto 'l buono
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Ma tu perché ritorni a tanta noia? ¶ perché non
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vene e i polsi». ¶ «A te convien tenere altro
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Molti son li animali a cui s'ammoglia, ¶ e
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antichi spiriti dolenti, ¶ ch'a la seconda morte ciascun
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venire ¶ quando che sia a le beate genti. ¶ A
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a le beate genti. ¶ A le quai poi se
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vorrai salire, ¶ anima fia a ciò più di me
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perch' i' fu' ribellante a la sua legge, ¶ non
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ivi elegge!». ¶ E io a lui: «Poeta, io ti
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che tu non conoscesti, ¶ a ciò ch'io fugga
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la quale fa proemio a la prima cantica cioè
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la prima cantica cioè a la prima parte di
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sol uno ¶ m'apparecchiava a sostener la guerra ¶ sì
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è possente, ¶ prima ch'a l'alto passo tu
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quale e 'l quale, a voler dir lo vero
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elezïone, ¶ per recarne conforto a quella fede ¶ ch'è
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fede ¶ ch'è principio a la via di salvazione
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Paulo sono; ¶ me degno a ciò né io né
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la stella; ¶ e cominciommi a dir soave e piana
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te mi loderò sovente a lui". ¶ Tacette allora, e
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tu vuo' saver cotanto a dentro, ¶ dirotti brievemente", mi
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di te, e io a te lo raccomando -. ¶ Lucia
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fur mai persone ratte ¶ a far lor pro o
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far lor pro o a fuggir lor danno, ¶ com
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più presto. ¶ E venni a te così com' ella
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ella volse: ¶ d'inanzi a quella fiera ti levai
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cortese ch'ubidisti tosto ¶ a le vere parole che
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e come elli parlò a l'auttore; e tocca
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l primo amore. ¶ Dinanzi a me non fuor cose
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è duro». ¶ Ed elli a me, come persona accorta
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che la sua mano a la mia puose ¶ con
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confortai, ¶ mi mise dentro a le segrete cose. ¶ Quivi
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sì vinta?». ¶ Ed elli a me: «Questo misero modo
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sanza lodo. ¶ Mischiate sono a quel cattivo coro ¶ de
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ho tratto, saria lungo a dirti; ¶ de l'alto
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che m'aiuta ¶ conducerlo a vederti e a udirti
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conducerlo a vederti e a udirti. ¶ Or ti piaccia
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lo suo amore adunque a noi ti piega. ¶ Lasciane
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grazie riporterò di te a lei, ¶ se d'esser
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degni». ¶ «Marzïa piacque tanto a li occhi miei ¶ mentre
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aver vita, ¶ però ch'a le percosse non seconda
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omai, ¶ prendere il monte a più lieve salita». ¶ Così
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mio, e li occhi a lui drizzai. ¶ El cominciò
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qua dichina ¶ questa pianura a' suoi termini bassi». ¶ L
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com' om che torna a la perduta strada, ¶ che
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Già era 'l sole a l'orizzonte giunto ¶ lo
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la notte, che opposita a lui cerchia, ¶ uscia di
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come gente che pensa a suo cammino, ¶ che va
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bianco, e di sotto ¶ a poco a poco un
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di sotto ¶ a poco a poco un altro a
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a poco un altro a lui uscìo. ¶ Lo mio
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e quei sen venne a riva ¶ con un vasello
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fronte ¶ ver' noi, dicendo a noi: «Se voi sapete
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siete. ¶ Dianzi venimmo, innanzi a voi un poco, ¶ per
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diventaro smorte. ¶ E come a messagger che porta ulivo
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quasi oblïando d'ire a farsi belle. ¶ Io vidi
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affetto, ¶ che mosse me a far lo somigliante. ¶ Ohi
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aspetto! ¶ tre volte dietro a lei le mani avvinsi
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vïaggio», ¶ diss' io; «ma a te com' è tanta
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ora tolta?». ¶ Ed elli a me: «Nessun m'è
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io, ch'era ora a la marina vòlto ¶ dove
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fu' da lui ricolto. ¶ A quella foce ha elli
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toglie ¶ memoria o uso a l'amoroso canto ¶ che
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parevan sì contenti, ¶ come a nessun toccasse altro la
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tutti fissi e attenti ¶ a le sue note; ed
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questo? ¶ Correte al monte a spogliarvi lo scoglio ¶ ch
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ch'esser non lascia a voi Dio manifesto». ¶ Come
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loglio, ¶ li colombi adunati a la pastura, ¶ queti, sanza
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ricevettero, tardaro di qui a loro fine a pentersi
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qui a loro fine a pentersi e confessarsi de
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fruga, ¶ i' mi ristrinsi a la fida compagna: ¶ e
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rotto m'era dinanzi a la figura, ¶ ch'avëa
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io vidi ¶ solo dinanzi a me la terra oscura
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conforto: «Perché pur diffidi?», ¶ a dir mi cominciò tutto
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tolto. ¶ Ora, se innanzi a me nulla s'aombra
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cieli ¶ che l'uno a l'altro raggio non
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altro raggio non ingombra. ¶ A sofferir tormenti, caldi e
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fa, non vuol ch'a noi si sveli. ¶ Matto
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turbato. ¶ Noi divenimmo intanto a piè del monte; ¶ quivi
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fermi e stretti ¶ com' a guardar, chi va dubbiando
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suso; ¶ ché perder tempo a chi più sa più
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pecorelle escon del chiuso ¶ a una, a due, a
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l velame. ¶ Questi pareva a me maestro e donno
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l'uscio di sotto ¶ a l'orribile torre; ond
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io guardai ¶ nel viso a' mie' figliuoi sanza far
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mi si gittò disteso a' piedi, ¶ dicendo: "Padre mio
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mi diedi, ¶ già cieco, a brancolar sovra ciascuno, ¶ e
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co' denti, ¶ che furo a l'osso, come d
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poi che i vicini a te punir son lenti
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tu i figliuoi porre a tal croce. ¶ Innocenti facea
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si volge in entro a far crescer l'ambascia
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vapore spento?». ¶ Ond' elli a me: «Avaccio sarai dove
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la fredda crosta ¶ gridò a noi: «O anime crudeli
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raggeli». ¶ Per ch'io a lui: «Se vuo' ch
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ancor morto?». ¶ Ed elli a me: «Come 'l mio
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in vetro. ¶ Altre sono a giacere; altre stanno erte
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com' arco, il volto a' piè rinverte. ¶ Quando noi
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dee quel tutto ¶ ch'a così fatta parte si
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lutto. ¶ Oh quanto parve a me gran maraviglia ¶ quand
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io vidi tre facce a la sua testa! ¶ L
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due, che s'aggiugnieno a questa ¶ sovresso 'l mezzo
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e gialla; ¶ la sinistra a vedere era tal, quali
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ali, ¶ quanto si convenia a tanto uccello: ¶ vele di
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co' denti ¶ un peccatore, a guisa di maciulla, ¶ sì
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ne facea così dolenti. ¶ A quel dinanzi il mordere
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tutto avem veduto». ¶ Com' a lui piacque, il collo
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aperte assai, ¶ appigliò sé a le vellute coste; ¶ di
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la coscia ¶ si volge, a punto in sul grosso
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in su l'orlo a sedere; ¶ appresso porse a
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a sedere; ¶ appresso porse a me l'accorto passo
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e già il sole a mezza terza riede». ¶ Non
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io quando fui dritto, ¶ «a trarmi d'erro un
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poc' ora, ¶ da sera a mane ha fatto il
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sol tragitto?». ¶ Ed elli a me: «Tu imagini ancora
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giunto ¶ ch'è contraposto a quel che la gran
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mar velo, ¶ e venne a l'emisperio nostro; e
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quel cammino ascoso ¶ intrammo a ritornar nel chiaro mondo
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tondo. ¶ E quindi uscimmo a riveder le stelle. ¶ [Explicit
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venire quando che sia a le beate genti.] ¶ Per
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ingegno, ¶ che lascia dietro a sé mar sì crudele
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infino al primo giro, ¶ a li occhi miei ricominciò
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scorta. ¶ I' mi volsi a man destra, e puosi
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destra, e puosi mente ¶ a l'altro polo, e
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viste mai fuor ch'a la prima gente. ¶ Goder
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un poco me volgendo a l'altro polo, ¶ là
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che più non dee a padre alcun figliuolo. ¶ Lunga
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1321
pel bianco mista ¶ portava, a' suoi capelli simigliante, ¶ de
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consiglio, ¶ che, dannati, venite a le mie grotte?». ¶ Lo
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puote il mio che a te si nieghi. ¶ Questi
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1321
che molto poco tempo a volger era. ¶ Sì com
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1321
di Narcisso, ¶ non vorresti a 'nvitar molte parole». ¶ Ad
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1321
Quand' io 'l senti' a me parlar con ira
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1321
è questa?». ¶ Ed elli a me: «Però che tu
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1321
si dissipa, ¶ lo sguardo a poco a poco raffigura
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lo sguardo a poco a poco raffigura ¶ ciò che
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per tòrre tali essecutori a Marte. ¶ E s'ella
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1321
al mal volere e a la possa, ¶ nessun riparo
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pina di San Pietro a Roma, ¶ e a sua
489
1321
Pietro a Roma, ¶ e a sua proporzione eran l
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sovra, che di giugnere a la chioma ¶ tre Frison
491
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amècche zabì almi», ¶ cominciò a gridar la fiera bocca
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1321
ti doga». ¶ Poi disse a me: «Elli stessi s
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stare e non parliamo a vòto; ¶ ché così è
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vòto; ¶ ché così è a lui ciascun linguaggio ¶ come
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suo ad altrui, ch'a nullo è noto». ¶ Facemmo
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1321
più lungo vïaggio, ¶ vòlti a sinistra; e al trar
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più fero e maggio. ¶ A cigner lui qual che
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i giganti fer paura a' dèi; ¶ le braccia ch
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non move». ¶ E io a lui: «S'esser puote
500
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così forte, ¶ come Fïalte a scuotersi fu presto. ¶ Allor