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invenzioni verbali


Dante Alighieri, Divina Commedia, 1321

concordanze di «ma»

nautoretestoannoconcordanza
1
1321
ne li occhi oscura. ¶ Ma vedi Eünoè che là
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1321
che non fa scusa, ¶ ma fa sua voglia de
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1321
non m'avria sazio; ¶ ma perché piene son tutte
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1321
Parnaso ¶ assai mi fu; ma or con amendue ¶ m
5
1321
la lucerna del mondo; ma da quella ¶ che quattro
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1321
sì come tu credi; ¶ ma folgore, fuggendo il proprio
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1321
requïevi ¶ di grande ammirazion; ma ora ammiro ¶ com' io
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1321
intelligenza quest' arco saetta, ¶ ma quelle c'hanno intelletto
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1321
del quale ¶ vivesi qui ma non sen vien satollo
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1321
per fede, ¶ non dimostrato, ma fia per sé noto
11
1321
mondo m'ha remoto. ¶ Ma ditemi: che son li
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1321
ha corte l'ali. ¶ Ma dimmi quel che tu
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1321
a proferer più erto; ¶ ma visïone apparve che ritenne
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1321
lo piè non fida, ¶ ma te rivolve, come suole
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1321
l'esser più bella, ¶ ma riconoscerai ch'i' son
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1321
fui a rimembrar festino; ¶ ma or m'aiuta ciò
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1321
m'è più latino. ¶ Ma dimmi: voi che siete
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1321
modo non vi piove. ¶ Ma sì com' elli avvien
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1321
de le sacre bende. ¶ Ma poi che pur al
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1321
Beatrice tutta si converse; ¶ ma quella folgorò nel mïo
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1321
commendo. ¶ Io mi tacea, ma 'l mio disir dipinto
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1321
più o meno anni; ¶ ma tutti fanno bello il
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1321
sia questa spera lor, ma per far segno ¶ de
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1321
non d'eretica nequizia. ¶ Ma perché puote vostro accorgimento
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1321
vuol, non s'ammorza, ¶ ma fa come natura face
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1321
tratte, come fuoro sciolte; ¶ ma così salda voglia è
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1321
noia ancor più volte. ¶ Ma or ti s'attraversa
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1321
non consente al danno; ¶ ma consentevi in tanto in
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1321
voi grazia per grazia; ¶ ma quei che vede e
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1321
del maggior punto certo; ¶ ma perché Santa Chiesa in
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1321
altra materia si converta. ¶ Ma non trasmuti carco a
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1321
sì come tu ridi; ¶ ma non so chi tu
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1321
tal fede era contento; ¶ ma 'l benedetto Agapito, che
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1321
appunta ¶ la mia risposta; ma sua condizione ¶ mi stringe
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1321
Giano il suo delubro. ¶ Ma ciò che 'l segno
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1321
novello ¶ coi Guelfi suoi, ma tema de li artigli
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1321
sù poggin men vivi. ¶ Ma nel commensurar d'i
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1321
e bella mal gradita. ¶ Ma i Provenzai che fecer
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1321
con le dolci stille'. ¶ Ma quella reverenza che s
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1321
ha in pensier miso; ¶ ma io ti solverò tosto
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1321
fu sincera e buona; ¶ ma per sé stessa pur
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1321
fu da giusta corte. ¶ Ma io veggi' or la
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1321
ciò ch'i' odo; ¶ ma perché Dio volesse, m
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1321
o ver con amendue. ¶ Ma perché l'ovra tanto
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1321
in loro essere intero; ¶ ma li alimenti che tu
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1321
de le luci sante; ¶ ma vostra vita sanza mezzo
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1321
ne l'antico errore; ¶ ma Dïone onoravano e Cupido
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1321
del salire in ella; ¶ ma d'esservi entro mi
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1321
ancor le cose vere. ¶ Ma dì s'i' veggio
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1321
quant' io mi viva; ¶ ma già non fïa il
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1321
l pregato non risponde, ¶ ma, per fare esser ben
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1321
che non s'affigge ¶ ma vassi a la via
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1321
lo dolce padre mio, ma disse: «Scocca ¶ l'arco
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1321
duro ti parrebbe vizzo. ¶ Ma perché dentro a tuo
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1321
a tutte membra intende. ¶ Ma come d'animal divegna
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1321
per esser più tardo, ¶ ma forse reverente, a li
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1321
membra mie di là, ma son qui meco ¶ col
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1321
per vostro mondo reco. ¶ Ma se la vostra maggior
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1321
fece in sua paruta; ¶ ma poi che furon di
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1321
Nostro peccato fu ermafrodito; ¶ ma perché non servammo umana
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1321
tal mi fec' io, ma non a tanto insurgo
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1321
tòrre né far bigio. ¶ Ma se le tue parole
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1321
vos a temps de ma dolor!». ¶ Poi s'ascose
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1321
qui può esser tormento, ma non morte. ¶ Ricorditi, ricorditi
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1321
sera; ¶ non v'arrestate, ma studiate il passo, ¶ mentre
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1321
lì del di fori; ¶ ma, per quel poco, vedea
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1321
specchio, qui m'addorno; ¶ ma mia suora Rachel mai
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1321
operare ogne lor arte; ¶ ma con piena letizia l
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1321
facea il fiume lontani; ¶ ma Elesponto, là 've passò
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1321
maravigliando tienvi alcun sospetto; ¶ ma luce rende il salmo
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1321
acquista e perde lena; ¶ ma esce di fontana salda
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1321
mi mise in forse. ¶ Ma perché 'l balenar, come
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1321
tra noi e loro; ¶ ma quand' i' fui sì
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1321
non posso esser largo; ¶ ma leggi Ezechïel, che li
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1321
Affricano, o vero Augusto, ¶ ma quel del Sol saria
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1321
vecchi in abito dispari, ¶ ma pari in atto e
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1321
primaio stuolo ¶ erano abitüati, ma di gigli ¶ dintorno al
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1321
de l'antica fiamma'. ¶ Ma Virgilio n'avea lasciati
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1321
giù nel chiaro fonte; ¶ ma veggendomi in esso, i
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1321
In te, Domine, speravi'; ¶ ma oltre 'pedes meos' non
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1321
de li etterni giri; ¶ ma poi che 'ntesi ne
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1321
le stelle son compagne, ¶ ma per larghezza di grazie
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1321
in lui mirabil prova. ¶ Ma tanto più maligno e
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1321
da tal giudice sassi! ¶ Ma quando scoppia de la
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1321
due o tre aspetta; ¶ ma dinanzi da li occhi
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1321
a li occhi suoi; ma nel giocondo ¶ lume ch
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1321
alquanto esser mi fée. ¶ Ma poi ch'al poco
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1321
com' io m'addormentai; ¶ ma qual vuol sia che
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1321
pasto buon parea digiuna; ¶ ma, riprendendo lei di laide
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1321
eran cornute come bue, ¶ ma le quattro un sol
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1321
basciavansi insieme alcuna volta. ¶ Ma perché l'occhio cupido
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1321
croce si cambiò Maria. ¶ Ma poi che l'altre
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1321
fu e non è; ma chi n'ha colpa
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1321
modo lo 'ntelletto attuia; ¶ ma tosto fier li fatti
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1321
a l'arbor moralmente. ¶ Ma perch' io veggio te
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1321
voi lo mio cervello. ¶ Ma perché tanto sovra mia
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1321
ciò che mi chiedi; ma io scoppio ¶ dentro ad
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1321
malizia gravido e coverto; ¶ ma priego che m'addite
99
1321
inizia; ¶ non dico tutti, ma, posto ch'i' 'l
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1321
torre. ¶ Le leggi son, ma chi pon mano ad
101
1321
che procede, ¶ rugumar può, ma non ha l'unghie
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1321
di Levì furono essenti. ¶ Ma qual Gherardo è quel
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1321
se non si raffronta. ¶ Ma come al sol che
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1321
il mal tardato remo. ¶ Ma perché più aperto intendi
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1321
è sempre sanza errore, ¶ ma l'altro puote errar
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1321
cagion di mal diletto; ¶ ma quando al mal si
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1321
piange per tre cerchi; ¶ ma come tripartito si ragiona
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1321
io fo li grava'. ¶ Ma quel padre verace, che
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1321
matera ¶ sempre esser buona, ma non ciascun segno ¶ è
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1321
m'hanno amor discoverto, ¶ ma ciò m'ha fatto
111
1321
om che sonnolento vana. ¶ Ma questa sonnolenza mi fu
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1321
là da noi trascorso; ¶ ma questo intesi, e ritener
113
1321
cielo a sé, saprai; ma prima ¶ scias quod ego
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1321
conversïone, omè!, fu tarda; ¶ ma, come fatto fui roman
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1321
inginocchiato e volea dire; ¶ ma com' io cominciai ed
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1321
io attenda di là, ma perché tanta ¶ grazia in
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1321
rado se ne schianta. ¶ Ma se Doagio, Lilla, Guanto
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1321
la vergogna, ¶ poco valea, ma pur non facea male
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1321
pancia. ¶ Quindi non terra, ma peccato e onta ¶ guadagnerà
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1321
che ciò nol sazia, ma sanza decreto ¶ portar nel
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1321
quanto 'l dì dura; ma com' el s'annotta
122
1321
non era io sol; ma qui da presso ¶ non
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1321
convien ch'e' regni. ¶ Ma perché lei che dì
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1321
potrà menar mia scola. ¶ Ma dimmi, se tu sai
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1321
giù poco o assai; ¶ ma per vento che 'n
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1321
giova. ¶ Prima vuol ben, ma non lascia il talento
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1321
quello spirto, ¶ «famoso assai, ma non con fede ancora
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1321
poi del grande Achille; ¶ ma caddi in via con
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1321
che, tacendo, disse 'Taci'; ¶ ma non può tutto la
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1321
mi dice, «di parlar; ma parla e digli ¶ quel
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1321
rider ch'io fei; ¶ ma più d'ammirazion vo
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1321
piedi ¶ al mio dottor, ma el li disse: «Frate
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1321
parran corte queste scale. ¶ Ma dimmi, e come amico
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1321
e sé non giova, ¶ ma dopo sé fa le
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1321
fui, per te cristiano: ¶ ma perché veggi mei ciò
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1321
poetando, ebb' io battesmo; ¶ ma per paura chiuso cristian
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1321
poetar mi davano intelletto. ¶ Ma tosto ruppe le dolci
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1321
avrei riconosciuto al viso; ¶ ma ne la voce sua
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1321
carne ch'io abbia; ¶ ma dimmi il ver di
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1321
spiritali o altre discipline? ¶ Ma se le svergognate fosser
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1321
che non pur io, ma questa gente ¶ tutta rimira
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1321
lui più lento ¶ facea, ma ragionando andavam forte, ¶ sì
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1321
farebbe, per altrui cagione. ¶ Ma dimmi, se tu sai
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1321
non si sentì sazio. ¶ Ma come fa chi guarda
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1321
non suonan come guai, ma son sospiri. ¶ Quivi sto
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1321
e seguir tutte quante. ¶ Ma se tu sai e
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1321
guida mi t'accosto. ¶ Ma vedi già come dichina
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1321
pur natura ivi dipinto, ¶ ma di soavità di mille
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1321
lor la testa bionda; ¶ ma ne la faccia l
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1321
l'aere s'annerava, ¶ ma non sì che tra
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1321
mosser li astor celestïali; ¶ ma vidi bene e l
152
1321
non son l'antico, ma di lui discesi; ¶ a
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1321
già mai non fui; ma dove si dimora ¶ per
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1321
buon punto; ¶ non stringer, ma rallarga ogne vigore. ¶ Tu
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1321
orme. ¶ Qui ti posò, ma pria mi dimostraro ¶ li
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1321
ch'el m'aprisse, ¶ ma tre volte nel petto
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1321
cara è l'una; ma l'altra vuol troppa
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1321
porta sacrata, ¶ dicendo: «Intrate; ma facciovi accorti ¶ che di
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1321
fuor di quella cruna; ¶ ma quando fummo liberi e
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1321
che non pur Policleto, ¶ ma la natura lì avrebbe
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1321
care, ¶ «Ecco di qua, ma fanno i passi radi
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1321
pria n'ebber tencione. ¶ Ma guarda fiso là, e
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1321
cieli stai, ¶ non circunscritto, ma per più amore ¶ ch
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1321
con l'antico avversaro, ¶ ma libera da lui che
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1321
noi, ché non bisogna, ¶ ma per color che dietro
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1321
da cui venisser manifeste; ¶ ma fu detto: «A man
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1321
gran tumor m'appiani; ¶ ma chi è quei di
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1321
scuro so che parlo; ¶ ma poco tempo andrà, che
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1321
sofferse il dolce pedagogo. ¶ Ma quando disse: «Lascia lui
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1321
sì vid' io lì, ma di miglior sembianza ¶ secondo
171
1321
quivi 'l tuo segno; ma pien di spavento ¶ nel
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1321
da l'altro girone; ¶ ma quinci e quindi l
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1321
pur non fatica sentiranno, ¶ ma fia diletto loro esser
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1321
al passo del perdono. ¶ Ma ficca li occhi per
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1321
sonar de le parole, ¶ ma per la vista che
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1321
non attese mia dimanda, ¶ ma disse: «Parla, e sie
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1321
d'una vera città; ma tu vuo' dire ¶ che
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1321
me per caritate increbbe. ¶ Ma tu chi se', che
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1321
fieno ancor qui tolti, ¶ ma picciol tempo, ché poca
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1321
a trovar la Diana; ¶ ma più vi perderanno li
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1321
Non so chi sia, ma so ch'e' non
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1321
sdebitò così: «Non so; ma degno ¶ ben è che
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1321
far non vuo'mi. ¶ Ma da che Dio in
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1321
demonio ¶ lor sen girà; ma non però che puro
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1321
lo possa, tralignando, scuro. ¶ Ma va via, Tosco, omai
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1321
dentro a sua meta. ¶ Ma voi prendete l'esca
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1321
non ti fia grave, ma fieti diletto ¶ quanto natura
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1321
il mantaco a' sospiri. ¶ Ma se l'amor de
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1321
già, inver' la terra, ¶ ma de li occhi facea
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1321
non ti puoi tenere, ¶ ma se' venuto più che
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1321
disanimato il corpo giace; ¶ ma dimandai per darti forza
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1321
fosti anzi la morte, ¶ ma dilmi, e dimmi s
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1321
vanno intorno dicon vero; ¶ ma che mi val, c
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1321
avei tu così presto; ¶ ma sì e più l
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1321
di' ver di questo: ¶ ma tu non fosti sì
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1321
m'andava innanzi poco; ¶ ma io senti' sonare un
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1321
che non son torri, ma giganti, ¶ e son nel
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1321
non so io dir, ma el tenea soccinto ¶ dinanzi
199
1321
ir per altra strada. ¶ Ma lievemente al fondo che
200
1321
il suco ¶ più pienamente; ma perch' io non l
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1321
chiami mamma o babbo. ¶ Ma quelle donne aiutino il
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1321
o fortuna, ¶ non so; ma, passeggiando tra le teste
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1321
che tu vuoi conta; ¶ ma non tacer, se tu
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1321
ch'io ne favelli. ¶ Ma se le mie parole
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1321
venuto se' qua giù; ma fiorentino ¶ mi sembri veramente
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1321
non volta in giù, ma tutta riversata. ¶ Lo pianto
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1321
insieme con lui fece. ¶ Ma distendi oggimai in qua
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1321
cotali. ¶ Non avean penne, ma di vispistrello ¶ era lor
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1321
che par sì membruto. ¶ Ma la notte risurge, e
210
1321
palagio ¶ là 'v' eravam, ma natural burella ¶ ch'avea
211
1321
che non per vista, ma per suono è noto
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1321
al ciel diventa degno. ¶ Ma qui la morta poesì
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1321
mia compagnia costui sovvenni. ¶ Ma da ch'è tuo
214
1321
mai l'ultima sera; ¶ ma per la sua follia
215
1321
Minòs me non lega; ¶ ma son del cerchio ove
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1321
me n'usci' fora. ¶ Ma se donna del ciel
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1321
da presso nol sostenne, ¶ ma chinail giuso; e quei
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1321
esperti d'esto loco; ¶ ma noi siam peregrin come
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1321
sciolta: ¶ però m'arresto; ma tu perché vai?». ¶ «Casella
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1321
questo vïaggio», ¶ diss' io; «ma a te com' è
221
1321
fesso. ¶ Non vi maravigliate, ma credete ¶ che non sanza
222
1321
e di gentile aspetto, ¶ ma l'un de' cigli
223
1321
furon li peccati miei; ¶ ma la bontà infinita ha
224
1321
con esso i piè; ma qui convien ch'om
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1321
verso la calda parte. ¶ Ma se a te piace
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1321
dole ¶ di te omai; ma dimmi: perché assiso ¶ quiritto
227
1321
guati, ¶ non riconosco alcun; ma s'a voi piace
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1321
offese. ¶ Quindi fu' io; ma li profondi fóri ¶ ond
229
1321
che dritto non volea. ¶ Ma s'io fosse fuggito
230
1321
che 'l mi toglie; ¶ ma io farò de l
231
1321
quanto più potremo omai; ¶ ma 'l fatto è d
232
1321
tu romper non fai. ¶ Ma vedi là un'anima
233
1321
ci dicëa alcuna cosa, ¶ ma lasciavane gir, solo sguardando
234
1321
rispuose al suo dimando, ¶ ma di nostro paese e
235
1321
non donna di province, ma bordello! ¶ Quell' anima gentil
236
1321
consiglio a l'arco; ¶ ma il popol tuo l
237
1321
rifiutan lo comune incarco; ¶ ma il popol tuo solicito
238
1321
in su le piume, ¶ ma con dar volta suo
239
1321
vegno. ¶ Non per far, ma per non fare ho
240
1321
non tristo di martìri, ¶ ma di tenebre solo, ove
241
1321
io ne farò venire; ¶ ma stieno i Malebranche un
242
1321
verrò dietro di gualoppo, ¶ ma batterò sovra la pece
243
1321
di colpa fu compunto, ¶ ma quei più che cagion
244
1321
gridò: «Tu se' giunto!». ¶ Ma poco i valse: ché
245
1321
sopra 'l fosso ghermito. ¶ Ma l'altro fu bene
246
1321
caldo sghermitor sùbito fue; ¶ ma però di levarsi era
247
1321
sul colle ¶ sovresso noi; ma non lì era sospetto
248
1321
sì ch'elli abbaglia; ¶ ma dentro tutte piombo, e
249
1321
intenti al tristo pianto; ¶ ma per lo peso quella
250
1321
viso, d'esser meco; ¶ ma tardavali 'l carco e
251
1321
i' ho sempre avuto. ¶ Ma voi chi siete, a
252
1321
frati, i vostri mali... »; ¶ ma più non dissi, ch
253
1321
di sua sorella bianca, ¶ ma poco dura a la
254
1321
quella poi t'aggrappa; ¶ ma tenta pria s'è
255
1321
non so di lui, ma io sarei ben vinto
256
1321
io sarei ben vinto. ¶ Ma perché Malebolge inver' la
257
1321
già che varca quivi; ¶ ma chi parlava ad ire
258
1321
era vòlto in giù, ma li occhi vivi ¶ non
259
1321
sua vita non pasce, ¶ ma sol d'incenso lagrime
260
1321
ntese, non s'infinse, ¶ ma drizzò verso me l
261
1321
già fu apposto altrui. ¶ Ma perché di tal vista
262
1321
tratta contr' a' fiorentini, ma in prima sgrida contro
263
1321
Io non li conoscea; ma ei seguette, ¶ come suol
264
1321
Lo trafitto 'l mirò, ma nulla disse; ¶ anzi, co
265
1321
orranza non ne sali. ¶ Ma se presso al mattin
266
1321
son io più certo; ma già m'era avviso
267
1321
io però l'accetto; ¶ ma fa che la tua
268
1321
scrissi, ¶ non vi movete; ma l'un di voi
269
1321
umani e del valore; ¶ ma misi me per l
270
1321
a viver come bruti, ¶ ma per seguir virtute e
271
1321
convertïan le parole grame. ¶ Ma poscia ch'ebber colto
272
1321
cuor de' suoi tiranni; ¶ ma 'n palese nessuna or
273
1321
staria sanza più scosse; ¶ ma però che già mai
274
1321
mie ¶ non furon leonine, ma di volpe. ¶ Li accorgimenti
275
1321
suoi cinti più macri. ¶ Ma come Costantin chiese Silvestro
276
1321
fu' morto, ¶ per me; ma un d'i neri
277
1321
altri dinanzi li rivada. ¶ Ma tu chi se' che
278
1321
mio maestro, «a tormentarlo; ¶ ma per dar lui esperïenza
279
1321
persona trista e matta. ¶ Ma io rimasi a riguardar
280
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al re giovane i ma' conforti. ¶ Io feci il
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a piangere eran vaghe. ¶ Ma Virgilio mi disse: «Che
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rispuose l'un piangendo; ¶ «ma tu chi se' che
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da l'umane menti, ¶ ma s'ella viva sotto
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fé mettere al foco; ¶ ma quel per ch'io
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l'avea per figliuolo. ¶ Ma ne l'ultima bolgia
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Abbagliato suo senno proferse. ¶ Ma perché sappi chi sì
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fé la mente torta. ¶ Ma né di Tebe furie
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corpo sù arso lasciai. ¶ Ma s'io vedessi qui
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non pomi v'eran, ma stecchi con tòsco. ¶ Non
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te la man distesa; ¶ ma la cosa incredibile mi
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a me stesso pesa. ¶ Ma dilli chi tu fosti
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non perder l'ora; ¶ ma parla, e chiedi a
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l'è parte scelta; ¶ ma là dove fortuna la
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verrem per nostre spoglie, ¶ ma non però ch'alcuna
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che giacëa al tormento, ¶ ma più al duolo avea
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par che 'l pregi; ¶ ma, com' io dissi lui
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ne la rena arsiccia; ¶ ma sempre al bosco tien
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certo mi piaci», ¶ rispuose, «ma 'l bollor de l
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tu faci. ¶ Letè vedrai, ma fuor di questa fossa
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andar par di lui; ma 'l capo chino ¶ tenea
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a l'opera conforto. ¶ Ma quello ingrato popolo maligno
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avranno fame ¶ di te; ma lungi fia dal becco
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nervi. ¶ Di più direi; ma 'l venire e 'l
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dottor l'avria sofferto; ¶ ma perch' io mi sarei
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Poi cominciai: «Non dispetto, ma doglia ¶ la vostra condizion
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per lo verace duca; ¶ ma 'nfino al centro pria
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veggion pur l'ovra, ¶ ma per entro i pensier
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sanza colpa fa vergogna; ¶ ma qui tacer nol posso
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testa e 'l busto, ¶ ma 'n su la riva
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non ne conobbi alcun; ma io m'accorsi ¶ che
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a le parole porte; ¶ ma vergogna mi fé le
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spallacce; ¶ sì volli dir, ma la voce non venne
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che tu m'abbracce'. ¶ Ma esso, ch'altra volta
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lenta; ¶ rota e discende, ma non me n'accorgo
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di là con noi, ma con passi maggiori, ¶ come
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credette ¶ bassando 'l viso; ma poco li valse, ¶ ch
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Venedico se' tu Caccianemico. ¶ Ma che ti mena a
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Mal volontier lo dico; ¶ ma sforzami la tua chiara
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feci 'l sùbito dimando. ¶ Ma più è 'l tempo
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non la tua conversion, ma quella dote ¶ che da
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così alcun del tutto; ¶ ma io nol vidi, né
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co, ¶ non più Benaco, ma Mencio si chiama ¶ fino
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mi sarien carboni spenti. ¶ Ma dimmi, de la gente
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lo spago ¶ ora vorrebbe, ma tardi si pente. ¶ Vedi
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erbe e con imago. ¶ Ma vienne omai, ché già
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tal, non per foco ma per divin' arte, ¶ bollia
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parte. ¶ I' vedea lei, ma non vedëa in essa
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e tornò sù convolto; ¶ ma i demon che del
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lui tutt' i runcigli; ¶ ma el gridò: «Nessun di
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fa che gliel' accocchi». ¶ Ma quel demonio che tenea
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argine sinistro volta dienno; ¶ ma prima avea ciascun la
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demoni. ¶ Ahi fiera compagnia! ma ne la chiesa ¶ coi
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ogne parte i peccatori; ¶ ma come s'appressava Barbariccia
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era venuto 'l sorco; ¶ ma Barbariccia il chiuse con
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barattier fu non picciol, ma sovrano. ¶ Usa con esso
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digrigna; ¶ i' direi anche, ma i' temo ch'ello
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poco è più morte; ¶ ma per trattar del ben
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la verace via abbandonai. ¶ Ma poi ch'i' fui
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e la dolce stagione; ¶ ma non sì che paura
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superbo Ilïón fu combusto. ¶ Ma tu perché ritorni a
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per la sua via, ¶ ma tanto lo 'mpedisce che
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ciberà terra né peltro, ¶ ma sapïenza, amore e virtute
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la via di salvazione. ¶ Ma io, perché venirvi? o
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aprirmi il tuo talento. ¶ Ma dimmi la cagion che
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fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro. ¶ Caccianli
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non ragioniam di lor, ma guarda e passa». ¶ E
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cotesti che son morti». ¶ Ma poi che vide ch
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avea di fiamme rote. ¶ Ma quell' anime, ch'eran
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andar perch' ei dicessi, ¶ ma passavam la selva tuttavia
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eravamo ancora un poco, ¶ ma non sì ch'io
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non che di posa, ma di minor pena. ¶ E
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fanno tristo e pio. ¶ Ma dimmi: al tempo d
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sa 'l tuo dottore. ¶ Ma s'a conoscer la
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e scolorocci il viso; ¶ ma solo un punto fu
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i' ti vedessi mai. ¶ Ma dimmi chi tu se
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a lagrimar mi 'nvita; ¶ ma dimmi, se tu sai
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là i potrai vedere. ¶ Ma quando tu sarai nel
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torto e mala voce; ¶ ma ella s'è beata
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non pur con mano, ¶ ma con la testa e
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i' vegno, non rimango; ¶ ma tu chi se', che
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più non ne narro; ¶ ma ne l'orecchie mi
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tal n'è dato. ¶ Ma qui m'attendi, e
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ch'a lor porse; ¶ ma ei non stette là
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a le prime diverse; ¶ ma nondimen paura il suo
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ira». ¶ E altro disse, ma non l'ho a
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fé motto a noi, ma fé sembiante ¶ d'omo
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disideroso, ¶ non gliel celai, ma tutto gliel' apersi; ¶ ond
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e l'altra fïata; ¶ ma i vostri non appreser
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più non parve fora. ¶ Ma quell' altro magnanimo, a
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più che questo letto. ¶ Ma non cinquanta volte fia
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li altri sarei mosso. ¶ Ma fu' io solo, là
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pien di spirti maladetti; ¶ ma perché poi ti basti
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con frode altrui contrista. ¶ Ma perché frode è de
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primo cerchio è tutto; ¶ ma perché si fa forza
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popol ch'e' possiede. ¶ Ma dimmi: quei de la
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altro pon la spene. ¶ Ma seguimi oramai che 'l
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da la tua sorella, ¶ ma vassi per veder le
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che gir non sa, ma qua e là saltella
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non era ancor cascata. ¶ Ma certo poco pria, se
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altrove, tal fece riverso. ¶ Ma ficca li occhi a
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né io anima fuia. ¶ Ma per quella virtù per
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ovvero non uccidendo sé ma guastando i loro beni
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segnato. ¶ Non fronda verde, ma di color fosco; ¶ non
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fosco; ¶ non rami schietti, ma nodosi e 'nvolti; ¶ non
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briga, ¶ non per Tifeo ma per nascente solfo, ¶ attesi
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è da sé perfetta, ¶ ma esse insieme con la
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che non sarebbero arti, ma ruine; ¶ e ciò esser
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fa ben sua arte, ¶ ma non distingue l'un
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dietro t'è davanti: ¶ ma perché sappi che di
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avria buona la gente. ¶ Ma voi torcete a la
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dovea la sua semenza; ¶ ma disse: «Taci e lascia
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lume d'esta stella; ¶ ma lietamente a me medesma
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battuta ancor si pente; ¶ ma tosto fia che Padova
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sì come riso qui; ma giù s'abbuia ¶ l
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però qui si pente, ma si ride, ¶ non de
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a mente non torna, ¶ ma del valor ch'ordinò
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quel di giù torna. ¶ Ma perché tutte le tue
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Gabrïello aperse l'ali. ¶ Ma Vaticano e l'altre
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io era con lui; ma del salire ¶ non m
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mi, ¶ non per color, ma per lume parvente! ¶ Perch
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che mai s'imaginasse; ¶ ma creder puossi e di
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oblio. ¶ Non le dispiacque; ma sì se ne rise
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non da ballo sciolte, ¶ ma che s'arrestin tacite
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Ascesi, ché direbbe corto, ¶ ma Orïente, se proprio dir
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in su la croce. ¶ Ma perch' io non proceda
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parer dispetto a maraviglia; ¶ ma regalmente sua dura intenzione
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che buone merce carca. ¶ Ma 'l suo pecuglio di
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e stringonsi al pastor; ma son sì poche, ¶ che
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Ostïense e a Taddeo, ¶ ma per amor de la
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giusti, non per lei, ¶ ma per colui che siede
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sunt pauperum Dei, ¶ addimandò, ma contro al mondo errante
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venir fu sì cortese. ¶ Ma l'orbita che fé
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quel ch'i' soglio"; ¶ ma non fia da Casal
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non Bacco, non Peana, ¶ ma tre persone in divina
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del suggel parrebbe tutta; ¶ ma la natura la dà
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comincerebber le parole tue. ¶ Ma perché paia ben ciò
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che da esso vene. ¶ Ma sì come carbon che
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non pur per lor, ma per le mamme, ¶ per
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che, vinti, nol soffriro! ¶ Ma Bëatrice sì bella e
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so trovare essempro degno; ¶ ma chi prende sua croce
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mio disio ha posa; ¶ ma chi s'avvede che
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gemma dal suo nastro, ¶ ma per la lista radïal
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elezïon mi si nascose, ¶ ma per necessità, ché 'l
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pensi, il pensier pandi; ¶ ma perché 'l sacro amore
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tutte simiglianze sono scarse. ¶ Ma voglia e argomento ne
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più dolce e soave, ¶ ma non con questa moderna
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ch'or son vivi. ¶ Ma la cittadinanza, ch'è
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stata a Cesare noverca, ¶ ma come madre a suo
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morte, ¶ sì come voi; ma celasi in alcuna ¶ che
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placa, ¶ già venìa sù, ma di picciola gente; ¶ sì
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ch'a città venisti. ¶ Ma conveniesi, a quella pietra
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cresca ¶ per tuo parlare, ma perché t'ausi ¶ a
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che le peccata tolle, ¶ ma per chiare parole e
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in grido, come suol; ma la vendetta ¶ fia testimonio
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farà contr' a te; ma, poco appresso, ¶ ella, non
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intorno di lui torte; ¶ ma pria che 'l Guasco
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la tua parola brusca. ¶ Ma nondimen, rimossa ogne menzogna
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del mio parlar diffidi, ¶ ma per la mente che
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ha chi 'l guidi; ¶ ma esso guida, e da
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le spade far guerra; ¶ ma or si fa togliendo
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Padre a nessun serra. ¶ Ma tu che sol per
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lì malvage ¶ commendan lei, ma non seguon la storia
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vede; e nondimeno ¶ èli, ma cela lui l'esser
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a sé la tira, ¶ ma essa, radïando, lui cagiona
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si chiavasse al legno. ¶ Ma vedi: molti gridan "Cristo
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aspettar tacendo non patio, ¶ ma de la bocca, «Che
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perch' io le dico, ma non vedi come; ¶ sì
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per nome ¶ apprende ben, ma la sua quiditate ¶ veder
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a l'om sobranza, ¶ ma vince lei perché vuole
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uscir, come credi, ¶ Gentili, ma Cristiani, in ferma fede
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E quella non ridea; ma «S'io ridessi», ¶ mi
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che tu m'accenne. ¶ Ma quella ond' io aspetto
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de la tua risposta; ¶ ma per colei che 'l
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il fiammeggiar ti manifesta. ¶ Ma l'alta carità, che
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seguir la provedenza etterna; ¶ ma questo è quel ch
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de la fiamma pareggio. ¶ Ma quell' alma nel ciel
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in fretta ¶ né tardo, ma' ch'al parer di
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o temendo l'aspetta. ¶ Ma rivolgiti omai inverso altrui
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tuoi concetti sarebbero espressi. ¶ Ma perché tu, aspettando, non
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d'angeli sì carca. ¶ Ma, per salirla, mo nessun
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piene di farina ria. ¶ Ma grave usura tanto non
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e sperando s'appaga. ¶ Ma poco fu tra uno
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trova suo cammin riciso. ¶ Ma chi pensasse il ponderoso
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cosa dipinta si vede; ¶ ma perché questo regno ha
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lega e 'l peso; ¶ ma dimmi se tu l
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ciò che fuori emerse; ¶ ma or convien espremer quel
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prove ¶ fisice e metafisice, ma dalmi ¶ anche la verità
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là sù li prande. ¶ Ma poi che 'l gratular
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per sapere ¶ son dimandati, ma perch' ei rapporti ¶ quanto
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mi vien questa luce; ¶ ma quei la distillò nel
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Dio guarda il sovrano. ¶ Ma dì ancor se tu
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cagion di tanto essilio, ¶ ma solamente il trapassar del
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è ch'uom favella; ¶ ma così o così, natura
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acquisto d'oro usata; ¶ ma per acquisto d'esto
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convien che tu caschi! ¶ Ma l'alta provedenza, che
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sito ¶ di questa aiuola; ma 'l sol procedea ¶ sotto
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per loco mi scelse. ¶ Ma ella, che vedëa 'l
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moto per altro distinto, ¶ ma li altri son mensurati
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li uomini il volere; ¶ ma la pioggia continüa converte
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svïa l'umana famiglia. ¶ Ma prima che gennaio tutto
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che m'è proposto; ¶ ma nel mondo sensibile si
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e distinse com' io. ¶ Ma Gregorio da lui poi
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ch'esser non può, ma perché suo splendore ¶ potesse
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altro mondo fosse fatto; ¶ ma questo vero è scritto
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non voglio che dubbi, ma sia certo, ¶ che ricever
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ricolte, sanz' altro aiutorio. ¶ Ma perché 'n terra per
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non credendo dicer vero; ¶ ma ne l'uno è
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predicate al mondo ciance'; ¶ ma diede lor verace fondamento
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più non si richiede. ¶ Ma tale uccel nel becchetto
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di moneta sanza conio. ¶ Ma perché siam digressi assai
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di là da noi, ma certo io credo ¶ che
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al mio cantar preciso; ¶ ma or convien che mio
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più quanto più turge; ¶ ma di quest' acqua convien
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sian queste cose acerbe; ¶ ma è difetto da la
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altezza ¶ non si smarriva, ma tutto prendeva ¶ il quanto
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lui per un cammino. ¶ Ma poco poi sarà da
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sangue Cristo fece sposa; ¶ ma l'altra, che volando
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Beatrice la mia vista; ¶ ma nulla mi facea, ché
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fame non sen sazia, ¶ ma dice nel pensier, fin
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qua giù al fondo; ¶ ma guarda i cerchi infino