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il corpus SCRIPTA


esplorazioni verbali


invenzioni verbali


Il corpus linguistico SCRIPTA: forse futili informazioni

Diversi modi di essere vorace

Il mio interesse per le parole altrui si è manifestato nel più comune dei modi, vale a dire leggendole un po' dappertutto, fin dagli anni della scuola primaria.

Con il diffondersi dell’informatica, però, questo interesse ha trovato nuove occasioni per esprimersi. Non sono mai stato un lettore vorace, di quelli che si vantano di divorare un libro in una notte, però sono affascinato dalle basi di dati, quegli archivi un po' misteriosi dove la macchina elettronica deposita enormi quantità di parole, dopo averle ingoiate, e poi ne restituisce a comando l'essenza, con precisione, prontezza e grazia sovrana.

Nel luglio del 2010, perciò, per assecondare questo interesse, iniziai a costituire un archivio di parole ricavate da una cinquantina di opere fondamentali della tradizione letteraria italiana, a cominciare - neanche a dirlo - dalla Commedia dantesca. Assieme a questa c'erano, fra le altre, il Decameron di Boccaccio, il Furioso di Ariosto, la Marfisa di Gozzi, le Confessioni di Nievo, molte novelle di Verga, fino alla relativamente vicina Coscienza di Svevo.

Tutti i testi raccolti, ottenuti grazie al lavoro paziente dei volontari di Liber Liber, finirono sminuzzati e digeriti in una base di dati che chiamai SCRIPTA e che alla fine delle operazioni conteneva 5 390 046 parole.

Prima di tutto la futilità

Non dico che non intravvedessi subito qualche più serio scopo in questa iniziativa, ma francamente allora nutrivo anzitutto il desiderio puerile e pantagruelico di alimentare una corposa base di dati per poi giocare a interrogarla, senza troppe formalità, sperando che potesse restituire notizie curiose, interessanti e perfino utili.

E così è stato, in effetti, perché se può sorprendere solo un poco, per esempio, che la parola furioso compare sette volte nel corrispondente Orlando, mentre la parola innamorato non vi compare per niente (con buona pace di Medoro), sono rimasto di stucco nello scoprire che nell’Innamorato di Boiardo quel prevedibile aggettivo è scritto una sola volta, mentre l’imprevisto furioso si ritrova addirittura 51 (cinquantuno) volte.

Futilità da condividere

Nessuno vorrà negare, mi auguro, lo straordinario interesse che notizie di questo calibro suscitano in tutti coloro che sono sensibili alla suggestione delle parole. Naturalmente ognuno coltiva questa passione nel modo che gli è più congeniale: Federico Roncoroni, per esempio, ha scritto un Sillabario della memoria (Salani, 2010), che è un elenco di parole - banali (bordello) o eccentriche (gerbido) - ciascuna delle quali offre lo spunto per narrare con garbo un episodio della propria vita vissuta; Sabrina D'Alessandro, invece, ha prodotto Il libro delle parole altrimenti smarrite (Rizzoli, 2011) nel quale raccoglie meticolosamente tutte quelle che per varie ragioni, non tutte ingiustificate, in verità, si sono perse per strada, come flagizio, pappacchione, o lattonzolo.

Da parte mia ho proseguito indefesso nel soddisfare il bulimico appetito verbale di SCRIPTA, fino a farle raggiungere la dimensione attuale di  156 259 722 parole.

Prima di arrivare a questo traguardo, però, ho pensato che l'archivio potesse offrire qualche motivo di interesse per coloro che condividono la mia stessa passione per la caccia al lessico, sicché mi sono deciso a metterlo in linea, esponendolo così alle loro più estravaganti (come si diceva una volta) interrogazioni.