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Bibliografia dei giornali lombardi satirici e umoristici

Venticinque anni dopo

Scrivo questa pagina nel 2017, quindi venticinque anni dopo la pubblicazione a stampa della Bibliografia dei giornali lombardi satirici e umoristici.

È ragionevole pensare che oggi quel lavoro non si presenterebbe con la veste che aveva nel 1992. Pubblicare oggi su carta una base di dati prodotta nativamente su un computer appare una operazione quasi priva di senso, benché possieda anche un nome - database publishing - ricalcato sul più fortunato desktop publishing. Oggi c'è l'internet.

Per questa ragione ho cercato di restituire il più possibile al mio lavoro la sua forma originale, conservando con scrupolo il contenuto delle schede, ma potenziandolo con le attuali risorse offerte dalla Rete.

Introduzione, quella originale

Per chi fosse interessato, riporto qui di seguito il contenuto della Introduzione originale che faceva capo alle pagine Bibliografia dei giornali lombardi satirici e umoristici.

QUESTO LAVORO raccoglie le notizie di 496 giornali satirici e umoristici sorti in Lombardia fra il 1848 e il 1925. La scelta di questi estremi cronologici è stata praticamente un obbligo. Il primo di essi, infatti, rimanda alla breve stagione di libertà politica seguita alle Cinque Giornate milanesi, che consentì la nascita del primo foglio satirico lombardo, «Lo Spirito folletto»; il secondo estremo, invece, è idealmente rappresentato dalla legge fascista del 31 dicembre 1925, emanata espressamente al fine di strangolare la libertà di stampa ed eliminare così tutti i giornali non allineati alle direttive del nascente regime.

Nel loro insieme, dunque, questi periodici costituiscono una cospicua e organica testimonianza di quasi ottant'anni di storia lombarda, delimitata, non a caso, da due eventi che sanciscono la conquista della libertà e la sua perdita. La valutazione dell'uso che i giornali satirici e umoristici hanno saputo fare di tale bene non rientra ovviamente negli scopi di questa ricerca, ma mi è sembrato doveroso almeno accennare a questa connessione fra risata e libertà, in un'opera che viene pubblicata con il patrocinio di un istituto per la storia del movimento di liberazione.

Venendo al merito di quest'opera devo nominare subito la questione più importante, ovvero la definizione stessa di giornale per ridere, che è costata molti dubbi e qualche sacrificio. La solare evidenza umoristica o satirica di numerose testate si annebbia altre volte in molti fogli non del tutto, ma neppure per nulla, dediti alla risata. Per scrupolo verso chi avrebbe consultato questa bibliografia, dunque, ho voluto subito equipaggiare il mio lavoro con una definizione il più possibile chiara e precisa, che riporto qui di seguito: Un periodico va considerato satirico o umoristico allorché vi sia in esso una manifesta o precipua intenzione ridicola, rispettivamente per fini politici o per fini di puro intrattenimento. Tale intenzione va giudicata manifesta qualora compaia esplicitamente almeno in uno di questi tre elementi: titolo, sottotitolo, programma (se presente); oppure va giudicata precipua qualora, pur senza essere dichiarata apertamente, sia riconoscibile da una quantità massiccia di testi e illustrazioni di argomento esilarante.

Naturalmente, l'aver tentato di definire con chiarezza l'oggetto della ricerca non mi ha messo al riparo da molte spinose questioni, ragione per cui talvolta ho preferito scegliere secondo coscienza, derogando alla legge scritta, ma tenendola pur sempre ben presente. Questo continuo riferimento alla norma, per esempio, mi ha consentito di escludere serenamente dal novero della stampa umoristica il consistente gruppo dei giornali teatrali, dove l'intento ridicolo, ancorché cospicuo, non mi è parso precipuo. Molti più dubbi ha sollevato invece l'esclusione di testate come «Il Pungolo» o il «Gazzettino rosa», nelle quali la satira occupa spesso una posizione di rilievo. Ma anche in questi casi, la considerazione che questi giornali non erano orientati prevalentemente alla satira, benché vi facessero ampio ricorso, mi ha consigliato di dare più ascolto alla forbice che all'ago.

La descrizione dei periodici ritenuti pertinenti all'oggetto della ricerca è stata distribuita in altrettante schede suddivise in un'area analitica, un'area sintetica e un'area di riferimento. Descriverò ora in dettaglio le caratteristiche e gli scopi di ciascuna di queste tre aree.

Area analitica

L'area analitica fornisce una descrizione relativamente minuziosa dei giornali catalogati, per quanto attiene agli aspetti esteriori, ripartendola in sedici campi distinti. Va precisato in generale che le notizie desunte direttamente dalla pubblicazione sono riportate in carattere tondo, mentre quelle ricavate indirettamente o aggiunte per chiarezza sono riportate in corsivo.

Titolo. Il titolo del periodico è riportato interamente in lettere maiuscole, indipendentemente dall'effettivo riscontro sulla testata. L'ordinamento alfabetico considera tutte le lettere, fatta eccezione per l'eventuale l'articolo iniziale, gli spazi e i segni di interpunzione.

Mutamenti. Il mutamento del titolo, oppure il caso di giornali omonimi di predecessori sono stati giudicati fatti secondari; è stata considerata fondamentale, invece, la numerazione annuale dei fogli: la continuità ha sempre determinato la scelta di considerare i vari numeri come appartenenti ad un'unica pubblicazione, descritta perciò in una singola scheda, mentre l'azzeramento del conteggio ha portato a introdurre inderogabilmente una soluzione di continuità. Se un giornale, dunque, ha assunto titoli diversi nel corso della propria durata, esso compare sotto il titolo più antico, di cui vengono segnalate le successive variazioni, con relativa data. Naturalmente ciascuno degli eventuali titoli successivi al primo è riportato con rimandi al titolo più antico. Non è stata invece riconosciuta alcuna importanza ai supplementi, che si presentano in genere con titoli parzialmente o interamente diversi da quello della testata originaria.

Sottotitolo. Il sottotitolo è sempre riportato per intero; eventuali variazioni sono segnalate con la dicitura: poi:, senza riguardo alla data.

Motto. Come sopra.

Luogo. È stato considerato luogo di pubblicazione il nome della località riportata in prossimità della testata e vicino alla data.

Durata. In questo campo sono riportati gli estremi cronologici del giornale (data ed eventuale numerazione d'ordine). In alcuni casi (tipicamente nei numeri unici) essi possono coincidere. Quando non si è potuto accertare che gli estremi desunti dalle varie collezioni esaminate corrispondono effettivamente agli estremi reali della pubblicazione si è segnalato il dubbio mediante un asterisco: esso precede, nel caso, il primo numero reperito, oppure segue l'ultimo. Per esempio: 5* maggio 1875 (non vi è certezza che il periodico abbia concluso con tale numero le pubblicazioni); 1° febbraio 1885 (a. I, n. 1) - 15 febbraio 1885 (a. I, n. 3*) (idem); 3 marzo 1910 (a. III, n. *15*) (unico numero reperito, probabilmente preceduto, e forse seguito, da altri fascicoli).

Periodicità. Questo campo compare nel caso vi sia certezza dichiarata di periodicità. Eventuali variazioni sono riportate con la dicitura: poi:, senza riguardo alla data.

Editore. Data la natura spesso estemporanea ed effimera di molte delle pubblicazioni catalogate, non deve stupire una certa confusione riguardo agli aspetti più strettamente amministrativi di queste pubblicazioni. Sono infatti pochissimi i periodici per i quali siano chiaramente distinguibili le quattro figure canoniche dell'editore, del direttore, del gerente responsabile e dello stampatore. Nondimeno, nella scheda si è sempre cercato di mantenerle tendenzialmente distinte. Quando ciò non è stato possibile si è riportata la denominazione spuria (direttore proprietario, direttore responsabile, ecc.) accanto al nome corrispondente e nel campo più affine. Eventuali variazioni sono riportate con la dicitura: poi:, senza riguardo alla data.

Direttore. Come sopra.

Gerente. Come sopra.

Stampatore. Al nome dello stampatore (o della ragione sociale del medesimo) si è fatto precedere, dove possibile, il luogo di stampa. Eventuali variazioni sono riportate con la dicitura: poi:, senza riguardo alla data.

Formato. Le dimensioni sono espresse in centimetri e approssimate per eccesso all'unità; esse si riferiscono all'altezza e alla larghezza fisica del foglio. Eventuali variazioni sono riportate con la dicitura: poi:, senza riguardo alla data. Nel caso di un numero di formati superiore a tre, tuttavia, si è preferita da formula: Da (formato minore) a (formato maggiore).

Pagine. Eventuali variazioni sono riportate con la dicitura: poi:, senza riguardo alla data. Anche in questo caso, tuttavia, qualora il numero di variazioni sia superiore a tre si è preferita la formula: Da (numero minore) a (numero maggiore).

Prezzo. Eventuali variazioni sono riportate con la dicitura: poi:, senza riguardo alla data. Come in altri casi, se il numero di variazioni è superiore a tre si è preferita da formula: Da (prezzo minore) a (prezzo maggiore).

Abbonamento. La cifra relativa alla quota di abbonamento, quando non è diversamente specificato, si riferisce alla quota annua. Eventuali variazioni sono riportate con la dicitura: poi:, senza riguardo alla data. Fanno eccezione i casi in cui, come già segnalato, siano state riscontrate più di tre variazioni. In questo caso vale la formula: Da (abbonamento minore) a (abbonamento maggiore).

Note. Viene segnalato in questo campo tutto ciò che, per vari motivi, non è sembrato pertinente riportare in uno dei campi precedenti.

Di norma solo una parte di questi sedici campi compare nella scheda. Tipicamente le note, per esempio, vi compaiono solo di rado. L'assenza di informazioni relative a un certo campo va interpretata come l'impossibilità di dedurre notizie certe dagli esemplari esaminati. Riguardo ai giornali che travalicano gli estremi cronologici della ricerca, infine, va segnalato che le notizie analitiche sono relative solo al periodo considerato, fatta eccezione per la durata.

Area sintetica

La parte centrale della scheda è costituita da un profilo teso a tratteggiare sommariamente l'aspetto, la storia e l'orientamento generale del periodico in questione. La stesura di questo enunciato, per dire tutta la verità, risale al progetto di questo lavoro, quando, come già per la definizione di giornale per ridere, cercavo di inquadrare i limiti e le modalità della ricerca. Col procedere dell'opera, tuttavia, la giudiziosa medietà di questo enunciato è sbiadita di fronte allo straordinario assortimento degli esemplari esaminati. Gioverà qui accennare al fatto che la durata media di questi giornali, nel periodo considerato, è di poco superiore all'anno e mezzo; ma bisogna anche sottolineare che si va dal minimo di un giorno, come nel caso dei numeri unici, fino agli oltre sessant'anni di pubblicazioni, come nel caso del «Guerin meschino» (n. 212). Ora, di fronte ad una tale varietà di situazioni, il cui spettro si allarga dal foglietto carnevalesco, che merita solo il dovere d'ufficio della menzione, fino al celebre settimanale umoristico che faceva addirittura opinione politica, mi è parso semplicemente insensato adottare una misura unica per delineare il profilo delle varie pubblicazioni. Mi domando infatti se sia giustificato, in un lavoro come questo, pubblicare i lunghi saggi di natura più storica che bibliografica che molti dei giornali qui radunati meriterebbero; personalmente credo che sia più utile destinare ad altre fatiche lo sforzo di illuminare adeguatamente il valore di tali pubblicazioni. Per questo motivo ho deciso di corredare i dati analitici dei giornali più importanti solo con degli scheletrici profili, atti soprattutto ad orientare le ricerche dello studioso, ma senza offrirgli alcun elemento di giudizio. Al bibliografo, del resto, come all'offelliere, la raccomandazione del proverbio lombardo di attenersi ai confini del proprio mestiere.

Ciò fatto, mi sarebbe rimasto tuttavia il rammarico di negare al pubblico una grande quantità di ottime cose ritrovate molto spesso in parecchie delle pubblicazioni più effimere, e proprio per questo più soggette all'oblio. Sarebbe stata questa, infatti, la prima conseguenza della linea redazionale spartana adottata per i fogli più importanti. Come destinare più di due righe al mantovano «Mah!!...» (n. 247), infatti, dopo aver riservato solo una pagina al nominato «Guerino»?

Senza troppo timore di fare oltraggio alla coerenza ho adottato il principio dei due pesi e delle due misure, trasformando più volte il profilo sintetico in una pagina antologica, dopo aver riflettuto sul fatto che questa bibliografia costituisce un'occasione preziosa (e forse unica) per offrire allo studioso anche una testimonianza diretta del modo di ridere degli italiani fra l'Ottocento e il Novecento. Mi riferisco naturalmente agli esempi meno noti perché, come ho già detto, ma come vorrei ancora sottolineare, le testimonianze maggiori meritano altre fatiche.

Sia che abbia impugnato il cannocchiale alla rovescia, per stendere un breve e anodino sunto, oppure che abbia deciso di impiegare la lente d'ingrandimento, per restituire a chi legge la fulmineità di una quartina meritevole di essere ripubblicata, ho sempre cercato di conservare un doveroso distacco dalla materia trattata. L'ho fatto in nome dell'idea geometrica che possiedo del lavoro bibliografico, come di una silenziosa contesa col disordine e l'oblio. Agli storici l'oneroso compito di rimescolare nuovamente le carte.

Area di riferimento

Quest'ultima area della scheda è costituita da due campi destinati a ragguagliare lo studioso sulla possibilità di verificare le notizie contenute nelle due aree precedenti e al contempo di ricavarne ulteriori.

Bibliografia. In questo campo sono citate opere in qualche modo collegate al periodico in esame. Devo ammettere onestamente che il valore di queste citazioni è molto diseguale. Si va dal caso (raro) di opere interamente dedicate ad una certa testata, fino al caso (assai più frequente) di opere di carattere generale che dedicano qualche riga o poco più alla testata in questione. Personalmente credo con molta intensità che l'uso che il lettore fa di un libro sia spesso ben diverso da quello che l'autore aveva immaginato. Se questo è vero, una citazione di per sé non troppo significativa può alle volte indurre a collegamenti inattesi e tornare in fin dei conti più utile di quanto si poteva immaginare. È proprio confidando in ciò che ho mantenuto molti dei riferimenti forniti in questo campo.

In alcuni casi il rimando bibliografico è l'unico elemento che testimonia dell'esistenza di un periodico. In tal caso le notizie analitiche sono state fornite, come già detto, in corsivo. Va osservato che tali riferimenti bibliografici costituiscono solo la parte in positivo di un ampio spoglio di cataloghi e repertori a stampa il cui elenco viene fornito dopo questa introduzione. L'utilità di questo elenco consiste anche nel poter affermare, in negativo, che l'assenza di un titolo in questa bibliografia, può essere tranquillamente generalizzata anche alle opere elencate.

Raccolte. In questo campo sono riportate le biblioteche che custodiscono i giornali oggetto della ricerca. A tale proposito devo precisare che essa si è svolta, come già accennato del resto, esclusivamente su fonti a stampa, dirette o indirette. È praticamente certo, d'altra parte, che l'esplorazione del patrimonio archivistico avrebbe riservato più di una sorpresa; ma essa avrebbe anche imposto il dovere di una ricerca altrettanto minuziosa, che non è stato possibile intraprendere. Ho dovuto pertanto ignorare, a malincuore, alcune informazioni frutto più del caso che di una ricerca sistematica.

Le biblioteche sono nominate mediante il codice assegnato dal CNR a molti istituti, pubblici e privati, che custodiscono in Italia il patrimonio librario e documentario. Dato il carattere bibliografico (e non catalografico) di questa ricerca lo studioso non troverà in questa sede tutti i rimandi alle biblioteche che conservano, totalmente o in parte, la collezione del periodico. Egli troverà bensì un percorso di ricerca, ovvero una serie di indicazioni che nell'insieme gli consentano di accedere ad una collezione pressoché completa. In parole povere ciò significa che se, per esempio, la Biblioteca comunale di Mantova (MN008) non compare fra le raccolte del giornale pavese «L'Uomo che ride» (n. 468) ciò non significa che tale istituto non possa conservarne anche parecchie annate. Sicuramente, la Biblioteca civica Ricottiana di Voghera (PV014) che, al contrario, compare fra le raccolte, conserva l'intera collezione, ed è a quest'ultima che viene indirizzato lo studioso per le proprie ricerche. Fanno eccezione a questa regola la Biblioteca nazionale braidense di Milano (MI120) e la Biblioteca nazionale centrale di Firenze (FI001), delle quali sono riportati, quasi senza eccezioni, i riferimenti. Resta inteso, infine, che se il codice della biblioteca è riportato senza alcuna indicazione accessoria, il posseduto di questa biblioteca coincide con gli estremi del campo durata; diversamente, ne viene specificata la porzione.

A conclusione di queste righe devo rendere conto della riconoscenza dovuta a molte persone legate al felice esito di quest'opera. Vorrei anzitutto ringraziare tutto il personale della Biblioteca nazionale braidense, dove si è svolta la gran parte di questa ricerca, per la disponibilità e la competenza dimostrate in numerose occasioni; fra tutti devo nominare Rossella Coarelli, Cristina Stefanini, Mariateresa Candalese e Rita Carrarini, che si è anche assunta l'onere di esaminare i repertori a stampa. Francesca Giupponi e Luca Guaschetti della Biblioteca civica «A. Mai» di Bergamo, Emilia Bricchi Piccioni della Biblioteca statale di Cremona, Giancarlo Ciaramelli della Biblioteca comunale «R. Ardigò» di Mantova, Alfio Zanca del Gabinetto di lettura del Circolo cittadino di Mantova e Maurizio Lovetti della Biblioteca civica «L. Majno» di Gallarate hanno facilitato, spesso in maniera determinante, il mio lavoro di consultazione in queste biblioteche.

I fondamentali riscontri presso i cataloghi, gli schedoni amministrativi e i magazzini della Biblioteca nazionale centrale di Firenze sono stati opera di Alessandro Sardelli, cui va un ringraziamento speciale, Sandra Giovannini e Annamaria Prota; ma in generale tutto il settore periodici di questa biblioteca ha dimostrato la massima disponibilità, e in particolare Sergio Mazzini, Sergio Marchini e Fabio Fabiani.

Il Servizio biblioteche e beni librari e documentali della Regione Lombardia, ancora, nelle persone di Lilli Dalle Nogare, Vanna Salvadori e Gianluigi Crespi, mi ha in molte occasioni dimostrato pazienza e disponibilità.

A Franco Della Peruta, poi, fra i tanti credi ti di riconoscenza, devo attribuire anche quello di avermi suggerito l'avvio di questa impresa, e soprattutto quello di aver creduto nella mia forza di condurlo a termine. A Liliana Togliardi, infine, per il sostegno diretto e l'aiuto indiretto accordati senza risparmio e in ogni circostanza, per tutti questi anni, il grazie più meritato.