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Tipografia come arte astratta

Se dovessi rinascere…

Fino a qualche tempo fa mi capitava di ripetere, in varie circostanze: "Se dovessi rinascere, farei il disegnatore di caratteri".

Dicevo questo per due ragioni: la prima era che intuivo quanto fosse difficile questa attività, che richiede perciò un'intera esistenza — che non avevo più a disposizione — per essere praticata con la dovuta perizia; la seconda ragione era che ho sempre adorato le lettere dell'alfabeto, e quindi ammiravo con un po' di invidia chi sapeva disegnarle con immaginazione e abilità.

La mia passione per le lettere, però, non era tanto rivolta alla calligrafia quanto alla tipografia. So ammirare, infatti, la mano fluida che stende con la penna belle lettere sul foglio di carta, però mi entusiasmo soprattutto per le lettere stampate, che giudico squisite architetture in due dimensioni. Prendiamo, per esempio, questo glifo, l'espressione grafica di una determinata lettera, in questo caso la i maiuscola.

Chapiteau-Parthenon

L'estremità superiore, che tecnicamente bisogna chiamare grazia, mi ricorda un capitello di ordine dorico, ingentilito dal raccordo all'asta verticale e dalla concavità orizzontale. Per la precisione, il capitello appartiene al Partenone di Atene, mentre il glifo appartiene alla fonte Vollkorn.

Batalha47

Anche questo glifo della s maiuscola appartiene alla fonte Vollkorn, e la sua terminazione superiore graziata mi fa pensare a un arco rampante, tipico elemento dell'architettura gotica, che nella fotografia è rappresentata dal monastero di Batalha in Portogallo.

Va da sé che questo discorso non dimostra nulla, tranne il mio amore per le belle forme astratte, tipiche dell'architettura, di cui i caratteri tipografici sono per me un esempio insuperabile. Confesso di perdermi a contemplare il profilo di glifi ben disegnati, come quelli mostrati, mentre rimango tiepido davanti a tante opere di pittura astratta, anche di autori celebrati. Non capisco Pollock, per esempio, sopporto Kandinskij e ammetto Mondrian, però senza entusiasmarmene.

Kandinsky - Jaune Rouge Bleu
Tableau I, by Piet Mondriaan

La verità è che apprezzo l'arte astratta, ma a condizione di trovarvi coerenza formale, l'unico attributo necessario, secondo me, per la soddisfazione degli occhi, e questo mi succede raramente. La forma dei glifi che appartengono alle migliori collezioni di caratteri, invece, appaga il mio desiderio di coerenza, che considero il fondamento del piacere estetico. In particolare, l'aspetto di un glifo è totalmente privo di significato, in quanto è pura forma, svincolata ormai dall'eredità ideiforme della scrittura primigenia, tuttavia è anche pregno di contenuto, come nessun altra espressione artistica può pretendere di essere.

L'opera di Pollock si intitola Stamattina alle 11 e 23 (2021) ed è un falso, generato tramite il sito jacksonpollock.org, perché non esiste una sola immagine in circolazione di questo pittore che sia libera dai diritti di autore, quella di Kandinskij si intitola Giallo, rosso, blu (1925), e quella di Mondrian Tableau I (1921). Con un pizzico di sarcasmo dico che questi titoli (compreso il mio, naturalmente) sono, al tempo stesso, superflui e indispensabili; ma come sottrarsi, invece, al significato di questa scritta, che si intreccia indissolubilmente alla sua astratta bellezza?

effluvio

Mi disturba, perciò, l'opinione comune secondo la quale disegnare un glifo, anche di superba bellezza, resta comunque un lavoro artigianale, mentre ricoprire una tela di colori costituisce una creazione artistica, quantunque mediocre. Non ignoro affatto che, con speciale riguardo per l'arte astratta, la manifattura di un'opera d'arte è solo un aspetto della sua produzione, sicché la qualità del tratto, per così dire, può passare comprensibilmente in secondo piano rispetto al valore dell'intuizione creativa, ma questa è una libertà che il disegnatore di caratteri non si può permettere, il che rende ancora più apprezzabile il suo lavoro di ricerca formale.

Si consideri, per esempio, la legatura fra la f e la l dell'esempio precedente. È di una delicatezza ammirevole, ma basterebbe una variazione minima del profilo per guastarla.

Ma intanto che ci sono…

Detto questo, mi rimane il proposito di dare un po' di sostanza alle mie idee. Ho pensato perciò di coniugare il rigore formale, necessario per disegnare una collezione di caratteri, con la libertà aleatoria propria della pittura d'azione (action painting) tipica dell'avanguardia artistica, per vedere a quali risultati può portare.

Eccoli. Ho selezionato diverse fonti (fra cui la citata Vollkorn) per depositarne a caso i glifi sopra una superficie bianca, dopo averne sorteggiato la quantità, la posizione, il colore, la trasparenza e l'orientamento.

Ovviamente questi sono solo quattro dei numerosissimi risultati possibili (per la precisione: 11 fonti × 88 caratteri ciascuna × 30 ripetizioni del glifo × 680 posizioni orizzontali × 476 posizioni verticali × 16 777 216 colori × 8 livelli di trasparenza × 360 orientamenti = 13 625 301 335 833 300 000 000 combinazioni). Se qualcuno vuole frugare fra di esse, e magari portarsene qualcuna a casa, non ha che da provare qua sotto.