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Musica e scrittura

Un’idea a lungo accarezzata: dodecafonia e prosa

Ho adoperato il corpus linguistico SCRIPTA per sviluppare un’idea sulla quale riflettevo da tempo, con lo scopo di migliorare la qualità di un testo scritto, ma che non avevo mai potuto sperimentare.

La cosa può apparire bizzarra, ma l’idea si rifà al principio fondamentale della musica dodecafonica, secondo il quale una composizione che vi si conformi non deve gravitare attorno ad alcun centro tonale, ma deve esprimere il massimo di varietà dei suoni che appartengono alla scala musicale, evitando scrupolosamente che ciascuno di essi si ripeta prima che tutti gli altri siano stati esposti.

Questa pratica compositiva ha prodotto risultati molto discussi sul piano estetico, da quando è stata adottata, soprattutto da Arnold Schönberg, circa novant’anni fa, inducendo moltissimi a definirla sbrigativamente una clamorosa boiata. Altri, come il fisico Andrea Frova nel suo Armonia celeste e dodecafonia (Rizzoli, 2006), l’hanno trattata con più garbo, e non senza addurre apprezzabili argomenti, ma sono giunti in definitiva alla medesima conclusione, attribuendole la tara di una fatale incompatibilità con i risultati del processo evolutivo della specie umana.

Un giudizio sospeso ma un'approvazione convinta

Mi guardo dal prendere una posizione generale sull’argomento, e mi limito a osservare che troppi giudizi favorevoli sulla musica moderna, della quale la dodecafonia costituisce una gran parte, mi appaiono spesso fumosi e vagamente esoterici.

Detto questo, però, devo ammettere che trovo suggestivo e convincente, in sé, il principio di composizione adottato dal musicista austriaco, a prescindere dai risultati musicali, e vorrei aggiungere acustici del suo lavoro, giusto per non dimenticare le osservazioni di Andrea Frova.

Come spesso è accaduto, colui che ha legato il proprio nome a un’idea innovativa non è stato il primo a concepirla: Josef Matthias Hauer, infatti, ha preceduto, fra altri, Schönberg sulla strada che li ha condotti a emancipare del tutto la musica dal sistema tonale. Bisogna aggiungere, pero, che se Hauer era animato da un intento vagamente meccanicistico, che faceva derivare l’espressione musicale dalle nuove scelte tecniche, Schönberg, viceversa, che invece aveva vissuto la bruciante stagione dell’espressionismo, era interessato piuttosto a ricercare un nuovo genere di armonia, capace di dare forma e disciplina al proprio invincibile bisogno di eloquio musicale.

In questa nuova armonia, che anche il teorico marchigiano Domenico Alaleona aveva già intravvisto nel 1911 come portatrice di un’ardita e inaspettata ricchezza musicale, e in cui Schönberg profuse la propria volontà, solo a prima vista contraddittoria, di arricchire l’aspetto materiale del discorso appiattendolo, col privarlo dei poli attrattivi della tonalità, ma nel medesimo tempo conferendogli sistematicamente ogni articolazione e sinuosità consentite dal mezzo espressivo a disposizione io vedo, in generale, anche l’essenza formale della composizione in prosa, per tornare finalmente alle parole scritte.

Un interesse non isolato

E giusto per non apparire del tutto stravagante, infine, voglio aggiungere che non sono certo l'unico a interessarsi al rapporto fra testo e musica dodecafonica, in una prospettiva squisitamente formale. Anche Damian H. Zanette, per esempio, si è accostato a questo tema nell'articolo Zipf's law and the creation of musical context, cercando di trapiantare la fondamentale legge di Zipf, dal nativo terreno della linguistica a quello imprevisto dell'espressione musicale.